Le colpe del sistema educativo degli anni ’70

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Molti quarantenni di oggi, sia maschi che femmine, soffrono di una forma di disagio che li fa essere in molti casi persone insicure, genitori inaffidabili o comunque poco attenti alle vere esigenze dei figli.

Molti uomini sono narcisisti, egoisti, anaffettivi, incapaci di sopportare un “no” detto da una donna, principalmente perché sono stati cresciuti senza baci, abbracci, carezze. In una parola non è stato insegnato loro ad amare.

Molte donne sono insicure, fragili, poco preparate alla responsabilità che comporta crescere un figlio, in quanto loro per prime sono cresciute senza sentirsi amate e hanno imparato un modo di crescere un figlio come fosse “insalata dell’orto” (cit. Paolo Crepet).

La radice di questo malessere risiede nella educazione ricevuta da bambini: le femminucce dovevano vestire di rosa, fare giochi “adeguati” al loro essere femmine, diventare donne di casa e future madri.

Di contro i maschietti dovevano vestire di azzurro, fare solo giochi “da maschio”, evitare le faccende domestiche, pensare a fare studi di un certo tipo o intraprendere un mestiere, preferibilmente quello di famiglia.

Il bombardamento massiccio di questi stereotipi educativi ha fatto crescere una generazione di donne con l’ansia da prestazione, insicure, piene di complessi, con la continua sensazione di essere inadeguate e non all’altezza delle aspettative genitoriali.

I bambini hanno ricevuta una educazione ferrea, alimentata dalla convinzione di dover imporre il proprio ruolo di maschio Alpha, il capo famiglia che deve solo portare a casa i soldi per la famiglia.

I risultati di questo stile educativo sono sotto gli occhi di tutti: la cronaca purtroppo è piena di femminicidi, di maltrattamenti ai danni di bambini, di donne che subiscono maltrattamenti ed umiliazioni senza avere il coraggio di reagire.

L’unico modo per sovvertire completamente questa triste tendenza è partire dalla educazione dei figli nati dopo il 2000.

Va applicato un nuovo modello di pedagogia che tenga conto delle inclinazioni naturali dei bambini, che rispetti la loro identità e le loro passioni, abbandonando completamente gli stereotipi educativi che ponevano un divario tra maschi e femmine.

Partire dalla educazione significa porre le fondamenta di una futura classe dirigente fatta di persone e non di “modelli” privi di personalità.

 

 

 

 

 

 

 

 

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